L’archeologia, la storia, la letteratura documentano
l’esistenza dell’attività orafa in Calabria in
epoche diverse e tanto remote da perdersi nella
notte dei tempi.
Abbiamo testimonianze storiche di epoche antiche
in cui si usavano alcuni materiali preziosi
come il corallo, o la madreperla, spesso in funzione
apotropaica fin da epoca neolitica. Tale funzione
si è arricchita di simbolismi e valori rituali nei
vari periodi storici grazie all’apporto culturale,
religioso, sociale dei vari popoli dominanti.
La “Cassa Sacra” istituita da Ferdinando IV nel
1784 destinò alla fusione anche una gran quantità
di pezzi di oreficieria. Nonostante questo, sono
rimasti molti reperti di gran valore, che documentano
l’attività ininterrotta di orafi nel meridione
d’Italia, e in particolare in Calabria, e forniscono
una prova ulteriore dell’intrecciarsi di
tendenze di varia origine, in rapporto agli scambi
frequentissimi - economici e culturali - con altre
regioni, ma soprattutto alle civiltà e popolazioni
che si sono succedute sul suolo calabrese.
Il caposaldo cronologico d’arte orafa sacra, è certo
la Stauroteca di Cosenza. Questo prezioso oggetto
si fa risalire genericamente tra il XII e XIII secolo.
Si tratta di una crocereliquario in oro e smalti,
decorato di pietre preziose il cui Crocefisso, e le
altre figure sacre, sono di chiara impostazione
bizantina. La tradizione vuole che essa sia stata
donata al Duomo di Cosenza da Federico II nel
1222. In ogni caso, si tratta di un lavoro di tipo
bizantino, con diretti rapporti allo stile del Monte
Athos e dettagli di origine moresca, come l’ornato
nelle losanghe.
La presenza di orafi già nell’antichità è segnalata
più volte negli scritti del tempo.
Nei secoli XII e XIII valenti argentieri operavano
in Longobucco, nella cui zona esistevano miniere:
un biografo di Gioacchino da Fiore riporta la
notizia che il frate andò appunto a Longobucco
per farsi lavorare un calice. E’ stata più volte
segnalata anche dalla letteratura la presenza, nella
zona di Cosenza, di miniere di argento dove nel
‘400 era attiva una zecca.
In Calabria tra la popolazione, risulta molto
importante l’esibizione di abiti preziosi e ornamenti,
indipendentemente dalla situazione economica
e sociale.
Inoltre, non esiste una produzione di tipo esclusivamente
popolare.
Pertanto non è possibile individuare con precisione
lo stile degli ornamenti senza tenere conto
della materia, dei metalli e delle pietre più o
meno preziose adoperate.
Spesso una bassa caratura, abbellita da materiali
poveri, è tipica delle lavorazioni in oro insieme a
una mescolanza di stili.
Per desiderio di emergere e consolidare la propria
posizione sociale spesso si distrugge l’oro vecchio
per il nuovo (18k); ciò comporta la sparizione di
quasi tutti i monili più antichi.
Infatti la datazione degli oggetti superstiti
(in buona parte conservati nel Museo Nazionale
delle Arti e Tradizioni Popolari) risale per lo più
all’800.
In Calabria, motivazioni di vario ordine condizionano
gli acquisti e le tipologie del gioiello, e spesso
a modeste situazioni economiche corrispondono
notevoli disponibilità di beni ornamentali.
Il gioiello in oro, insieme ad altri metalli, pietre,
perle, smalti, conchiglie, coralli, paste vitree,
protegge, allontana il malocchio, è beneaugurale,
abbellisce l’aspetto e offre sicurezza prestigio
sociale e forza individuale.
Dal momento che i gioielli superstiti risalgono
quasi totalmente al secolo scorso, non è possibile
conoscere le tipologie precedenti; ma negli inventari
dei Monti di Pietà si trovano importanti notizie
ed elementi di conoscenza.
Un tipo di stampaggio è quello descritto da
Lenormant, che ebbe occasione di vederlo eseguire
a Catanzaro (da “Ori Antichi di Calabria” di
Ottavio Cavalcanti – Sellerio 1991): «Rientrando
in città, mi soffermai davanti alla bottega di un
orefice, per osservare i suoi lavori.
Il processo tutto peculiare che egli impiega, non
usato nei nostri paesi, è quello che si chiama qui
lavoro a sfoglie; e m’interessa vivamente come una
tradizione dell’antichità. Questo genere di lavoro
serve a produrre quei gioielli leggeri e poco costosi,
composti di sottili foglie d’oro stampate, di cui si
adornano le contadine.
Si rinvengono frequentemente oggetti simili nelle
tombe dell’epoca ellenica, e gli archeologi, vedendoli
così fragili, hanno arguito in generale, che si lavorassero
espressivamente per l’uso funerario e non per
adornarsene in vita.
Ecco come procede in questo lavoro l’orefice. Egli ha
dinanzi a sé una lastra di pietra a grana compatta,
ordinariamente di ardesia (lavagna), nella quale ha
impresso ad incavo il più delicatamente che sia possibile
la forma dell’oggetto che deve eseguire, come
avverrebbe in una della metà di un modello di due
pezzi sovrapposti, in cui egli volesse gittare il gioiello
in fusione. Pone allora su questa lastra di pietra una
foglia, o piuttosto una lamina sottile d’oro o d’argento,
alla quale sovrappone una lamina di piombo,
doppia spessore.
Fatto ciò, batte vigorasamente con un martello di
legno, in maniera da far penetrare la doppia lamina
di metallo, flessibile e duttile, nell’incavo in cui essa
si stampa. Dopo, egli non deve che separare la foglia
di oro dal piombo che la foderava; ed ottenuti due
esemplari della stessa forma, egli ottiene di conseguenza
il gioiello completo in due pezzi, e non gli
resta che saldarli nei lembi, riepinendo il loro vuoto
di una pasta che dà qualche consistenza alla pellicola
metallica e le impedisce d’infrangersi al primo
urto».
TECNICHE DI LAVORAZIONE
Le tecniche di lavorazione della produzione orafa
calabrese risentono della mescolanza, della sovrapposizione
e della sintesi armoniosa di più elementi.
L'artigiano crea preziosi monili ispirati alla tradizione
popolare, a quella classica, a quella grecoromana
o bizantina. Pregevoli anche i gioielli del
nuovo design per la capacità degli orafi calabresi
nella progettazione e nell'assemblamento di materiali
preziosi.
Le tecniche di lavorazione della produzione orafa
calabrese sono difficili da isolare e distinguere
perché, al contrario di altre regioni, l’identità del
prodotto di questa regione consiste nella mescolanza,
sovrapposizione, sintesi armoniosa di più
elementi.
L’arte orafa ha subito notevoli influssi dall’alternarsi
delle diverse popolazioni e, quindi, di usi,
costumi, religioni che fin dai tempi più antichi,
nei vari periodi storici si sono succeduti, lasciando
sempre orme indelebili nelle tradizioni di questa
terra.
Questi elementi sono tutti presenti nella produ-
zione di uno stesso artigiano e nella stessa zona.
Oggi non esiste, infatti, come in alcun altro
periodo storico, un artigiano dedito esclusivamente
alla produzione-commercializzazione di
monili popolari, oppure classici, oppure della tradizione
greco-romana o bizantina. L’artigiano crea
e soddisfa ogni tipo di esigenza del consumatore,
compresa quella ecclesiastico-religiosa. Così come
non è possibile isolare nettamente tipologie di
gioielli, se guardiamo alla tradizione orafa regionale.
Tuttavia, volendo suddividere, a grandi
linee, la produzione degli orafi calabresi dobbiamo
distinguere:
- la tradizione della Magna-Grecia
- la tradizione popolare e contadina
- la tradizione classica e moderna
- il nuovo design
Oreficeria popolare e contadina
Questo tipo di produzione, è legata strettamente
agli usi, ai costumi, alle tradizioni del popolo, in
ogni periodo della sua storia, indipendentemente
dal ceto sociale e dalle possibilità economiche.
Il punto di partenza obbligato è costituito dai
materiali: oro, argento, perle, madreperla, corallo,
onice, corniola, ametista, smalto, pasta vitrea.
Poi viene la forma: gobbetto, pesce, bottone, sirena,
chiave, motivi vegetali sempre in funzione
apotropaica.
Perle e madreperle: simbolo di fertilità, corallo
rosso contro la iella, onice per indicare pensieri
profondi, granato, simbolo di fedeltà e così via.
Tipologicamente i gioielli di tradizione popolare e
contadina più diffusi sono gli orecchini, le
collane, gli anelli e le spille.
Alcuni orecchini in lamina d’oro rientrano nella
tradizione tardo-romana e medievale; quelli decorati
con perline rivelano la loro derivazione tardorinascimentale
e barocca.
Le collane sono un’alternanza d’oro, di perle e di
coralli, con spille a ciondolo, cerchi, placca centrale
decorata, con pendenti a fiocco, con
applicazioni di foglie e fiori decorati con pietre.
Alcune volte le collane sono “a festoni” terminanti
a forma di stella, nel cui centro si trovano due
cuori ravvicinati.
Le spille sono confezionate con stoffa e con la
duplice funzione di ciondolo-spilla. Anche questo
gioiello presenta vari motivi decorativi, con pietra
centrale incastonata con rombo e perline. Alcune
volte le spille sono forgiate a forma di animali
(serpente, farfalle, ecc.) con intreccio di decorazioni
floreali.
Ancora più evidente è il riferimento rituale o
apotropaico negli anelli, così come la simbologia
amorosa. L’oreficeria popolare e contadina riproduce,
grazie alla creatività dei suoi artisti, tutte le
contraddizioni, la saggezza, le speranze, i miti di
un popolo.
La tradizione della Magna Grecia
La più pregevole produzione orafa della Calabria
è definita “tradizione della Magna Grecia”.
La zona della Calabria dove è particolarmente
presente è la città di Crotone e il suo territorio
circostante.
Coesistono in tale produzione, egregiamente
composti e armonizzati, vari elementi riconducibili
alla storia regionale: lo stile greco, quello
orientale di tipo arabo, bizantino, quello barocco.
Molto vario l’uso dei materiali preziosi che spesso
si alternano nello stesso gioiello: oro perle, corallo,
scaramazze, pasta vitrea, corniola, smalti, filigrane,
pietre dure.
Ricca, minuziosa, decorata, la forma dell’oggetto:
rose e rosette in cerchi concentrici, motivi floreali,
grappoli d’uva miniaturizzati, farfalle, colombe,
simboli arcaici della tradizione e del folklore,
simbolismi.
La molteplicità dell’ispirazione creativa dell’artigiano,
fortemente vincolata alla tradizione più
antica, si rivolge tuttavia al presente e ripropone il
gioiello in chiave moderna, arricchendolo con
grande fantasia.
Spesso l’artigiano prende spunto da un monile di
antica fattura e costruisce, come in un quadro,
una serie di preziosi elementi che fungono da
ponte tra passato e futuro, in una continua ricerca
espressiva e formale non condizionata dal fluire
del tempo, ma, tuttavia, legata ancestralmente
alla storia della propria terra.
Oreficeria classica e moderna
La tradizione orafa calabrese si esprime al meglio
anche nella produzione di oggetti in stile classico
e moderno.
Gli artigiani, pur ispirandosi alle tecniche tradizionali,
ripropongono in chiave moderna forme e
linee arricchite dalla loro fantasia e creatività.
I laboratori utilizzano le tecniche di lavorazione
più valide: dalla progettazione alla realizzazione,
dalla fusione a cera all’incisione, all’incastonatura
delle pietre, in una ricerca formale che si propone
di rinnovare e mantenere la migliore tradizione
orafa. Il risultato è di gran pregio: le mani sapienti
degli orafi calabresi modellano gioielli dalle
linee tradizionali che ricordano i monili del passato
oppure forgiano oggetti preziosi dal disegn
moderno che hanno sempre, però, l’impronta di
questa antica terra.
Nuovo design
Ricerca e sperimentazione. Per una produzione
che guarda al futuro ma che non dimentica gli
insegnamenti del passato.
Sono sempre più numerosi gli artigiani che realizzano
prodotti modernissimi magari unendo i
materiali della più antica tradizione orafa a quelli
più all’avanguardia. Questa produzione è caratterizzata
da inserimenti polimaterici: pietra e oro,
ceramica e argento, legno e metallo, rame, argento
e pietre dure.
Si tratta di oggetti interessanti e moderni, realizzati
in assoluta libertà di forme, frutto di viva
fantasia, ma anche di assoluta capacità di progettazione,
tecnica e manuale.
L’abbinamento particolarmente pregevole per la
novità e la funzionalità del prodotto è quello dell’oggettistica
in ceramica e argento, molto apprez-
zata anche come elemento di arredo. Il nuovo
design dell’oreficeria calabrese dimostra anche le
grandi doti di progettualità dei gioiellieri calabresi
capaci di presentare modelli di assoluta originalità.
Nelle vetrine dei maestri orafi calabresi si possono
ammirare monili che meravigliano sia per il disegn
che per i materiali usati. Gioielli creati per stupire e
prodotti con una attenzione meticolosa sia per
quanto riguarda la progettazione sia per quanto
riguarda lo studio dei materiali.. E allora all’oro e
all’argento si uniscono ceramica, pietra, smalti particolari.
I brillanti, i rubini, gli smeraldi sono mischiati
a materiali che fino ad un passato recentissimo
non avrebbero trovato posto in una bottega orafa.
Da questa sapiente mescolanza di materie prime,
armoniosamente assemblate con meravigliosi giochi
di chiaro-scuro, nasce il gioiello calabrese ormai uno
dei più richiesti anche sui mercati internazionali.
