La lavorazione artigiana del ferro in Calabria ha
origini assai remote: risale ai secoli XIII-XIV,
quando è documentata la presenza di ferriere
nelle zone silane e aspromontee. Ne è testimonianza
la denominazione di strada dei forgiari che
troviamo in alcune vie in varie località (come
Vibo Valentia, tra le altre), che ci riconduce, con
la particolarità della destinazione di apposite contrade
ad attività specifiche, alla organizzazione
corporativa medioevale. Più tardi, un documento
del 1491 attesta il pieno sviluppo, a quella data,
di due miniere nella Sila cosentina e una nella
zona di Squillace, che mantennero la loro fama
anche nei secoli successivi.
Per quel che riguarda il secolo XVI, i lavori maggiormente
noti e documentati sono: nella Chiesa
Madre di Carpanzano, i sostegni portaceri del
battistero, composti di quattro volute coordinate
ad un cerchio che cinge il fonte battesimale, terminanti
con fioroni; nel santuario di S.Maria
delle Armi a Cerchiara, il cancello dell’atrio, un
tratto di ringhiera nella cantoria e soprattutto la
ringhiera della cappella di S.Francesco di Paola,
meravigliosamente lavorata a girali. Si tratta, in
ambedue i casi, di opere eseguite nella seconda
metà del ‘500 da artieri di ascendenza calabrolucana.
E’ nell’epoca barocca che va posta la massima fioritura
della lavorazione del ferro battuto che si
esplica in varie forme, ma particolarmente nell’esecuzione
di ringhiere per balconi, caratteristiche
per la forma ricurva delle sbarre e i motivi floreali
di gigli e tulipani.
Il rovinoso terremoto del 1783 distrusse gran
parte degli edifici con le loro finiture: fortunatamente
sono rimaste sufficienti testimonianze di
questa attività, che si protrasse dal ‘600 al ‘700: i
balconi ricurvi con grossi, bizzarri tulipani e
motivi mistilinei, lanterne, picchiotti per le porte,
motivi decorativi in genere applicati all’architettura
paesana.
In quest’epoca, la lavorazione del ferro si sviluppa
in molti centri della Calabria, particolarmente
nella zona catanzarese, a Monteleone, ma il centro
maggiore è Serra San Bruno. Ai Serresi si
devono balconi, ringhiere ed altri lavori esistenti e
ancora apprezzati. Ringhiere e cancellate che tro-
vano particolare accordo con le tipiche loggette di
granito (in maniera parallela al singolare effetto di
vivace contrasto che offrono le ringhiere sei-settecentesche,
applicate a edifici più antichi, come
nelle case quattrocentesche di Cosenza vecchia).
TECNICHE DI LAVORAZIONE
Esistono numerose botteghe e laboratori di fabbri
sparsi su tutto il territorio calabrese. Al visitatore
danno l’impressione di un ritorno indietro nel
tempo. Non solo per gli oggetti (antiche lumiere,
cancelli di foggia ottocentesca o barocca, portalegna
da camino), ma per l’intera atmosfera, per i
grandi fuochi dove viene forgiato a mano il ferro
incandescente. Qui però la tradizione si fonde ad
una moderna gestione imprenditoriale, anche per
il dinamismo personale degli artigiani aperto alle
innovazioni.
Si aggiungono così alla produzione antica nuove
soluzioni di arredo: letti antichi o moderni con
decori floreali a volute, sedie, tavoli, lampadari:
linee sobrie ed eleganti che danno al ferro un
senso di grande leggerezza.
IL RAME
Rame e bronzo sono stati spesso utilizzati dagli
artigiani di Calabria a un livello qualitativo tale
da rendere necessaria la relativa trattazione nel
settore orafo, anche in rapporto al loro uso congiunto
a quello dei metalli più nobili.
Si accennerà qui, dunque, unicamente alla produzione
in rame di carattere domestico-rustico e alla
tradizione calabra della fusione in bronzo di campane.
La tradizione della lavorazione del rame è
antica, in Calabria, quanto quella del ferro. In
rame si eseguivano oggetti d’uso domestico, bracieri,
brocche, caldaie dette quadrare: particolarmente
rinomati erano i centri di Rogliano, dove
centinaia di artigiani erano occupati in questa
produzione, e di Dipignano, celebre per i suoi
artigiani anche itineranti, che diffondevano di
paese in paese la loro produzione. Di particolare
interesse e valore la produzione di campane, fuse
in bronzo, per le innumerevoli chiese di Calabria;
di un’armoniosa sonorità, il cui segreto di lavorazione
si tramandava di padre in figlio.
Gli esempi rimasti, in numero considerevole,
sono, in massima parte, provenienti dalle abbazie
basiliane. La tradizione è antichissima ed è documentata
la presenza di fonderie almeno dal periodo
bizantino.
I pezzi più antichi sono: la campana della chiesa
dell’Addolorata di Santa Severina, con lieve decorazione
a linea spezzata firmata da un M (agister)
Andreas ritenuta bizantina da antichi scrittori, ma
più probabilmente databile alla metà del ‘300; la
campana della chiesa di S. Maria della
Consolazione di Altomonte, datata e firmata, con
un’iscrizione che menziona il donatore, un conte
Sangineto, ricostruttore della chiesa nel secolo
XIV; la campana firmata da tal Nicolaus nella
chiesa dell’Archicenobio di S. Giovanni in Fiore,
datata fra ‘300 e ‘400; e quella, detta Cirignola,
datata MCCCC, nella cattedrale di Rossano.
TECNICHE DI LAVORAZIONE
Oggi la maggiore produzione in rame riguarda gli
accessori per l’edilizia: gomiti allungabili, terminali,
bocchette, spargiacqua, bacinelle, lucernari,
tetti e altri elementi e accessori di lattoneria.
Inoltre, è fiorente e varia la produzione di elementi
decorativi che abbelliscono e personalizzano
tetti e terrazzi: banderuole segnavento, cappe
per cucine, insegne, terminali ornamentali, rifiniture
eleganti e raffinate.
Nella più antica tradizione artigiana affonda le
sue radici la produzione in rame di oggetti d’uso
quotidiano. Queste aziende, quasi sempre a conduzione
familiare, conservano i vecchi metodi di
lavorazione a mano dei metalli.
La produzione quotidiana è costituita da anfore,
coprivasi, piatti, pentole, pignate, fioriere di ogni
tipo, padelle, bracieri, portaombrelli, oggettistica.
Ma vi sono alcuni artigiani calabresi che modellano
il rame , lo incidono a mano libera e successivamente
lo colorano. I soggetti di questi “quadri”
sono di ispirazione religiosa, storica, popolare. Il
risultato è sorprendente: delle vere e proprie
opere d’arte che oltre a colpire per questo connubio
ben riuscito tra rame e varietà cromatiche,
trasmettono a volte sentimenti forti e di chiaro
valore artistico.
L’ARTE DEL FERRO BATTUTO
La lavorazione artigiana del ferro, in
Calabria, è molto antica e risale ai secoli
XIII - XIV. Visitando le numerose botteghe
artigiane, sparse su tutto il territorio regionale,
si ha l'impressione di tornare indietro nel
tempo. Non solo per gli oggetti prodotti (antichi
lumi, cancelli di forgia ottocentesca , portalegna)
ma per l'atmosfera caratterizzata dai grandi fuochi
dove ancora viene forgiato a mano il ferro incandescente.
