Cenni storici
LA MAGNA GRECIA
Con la colonizzazione delle città costiere nel periodo che va dall’VIII e VII secolo a.c. la Calabria assume sempre più importanza sul piano produttivo e commerciale tanto che in un arco di tempo relativamente breve la regione fu definita “Magna”. Durante questo percorso storico i centri più rilevanti sono Locri e Medma. Tuttavia, proprio nel corso della fase intensa dell’occupazione greca, durante la stabilizzazione e nelle fasi successive furono importati dalla Grecia vasi attici, ionici e corinzi. Nel secolo V e IV a.C. sorsero in Calabria e in Italia, stabilimenti locali per la lavorazione della creta dai quali giunsero le cosiddette ceramiche italiote.

IL PERIODO ROMANO
Dopo il “periodo aureo” caratterizzato dalla presenza greca, con l’avvento romano e durante le bellicose devastazioni delle conquiste barbariche, i ceramisti calabresi, come d’altronde l’intero meridione, si adattarono fino ad essere assorbiti nel panorama tipico delle civiltà in fase di discendenza.
Dal 186 a.C. la Calabria romana iniziò la parabola discendente dopo circa due secoli di presenza greca che l’aveva resa florida e un sicuro punto di riferimento della civiltà occidentale. Da questo momento, l’arte ceramica, come del resto molte altre professioni artistiche ed artigianali, anche se non completamente perse, furono trascurate e la produzione del periodo fu definita “povera”. Con l’austerità dei tempi paleocristiani, la produzione ceramica si ispirò ai simboli della nuova religione e dalle botteghe uscirono vasellame ed oggetti con altri motivi ornamentali. In particolare, lucerne di forma e decorazione mistico-simbolica di senso cristiano (il delfino, il gallo, il pavone, il pesce). E’ in questo periodo che i ceramisti iniziano a fabbricare una vasta gamma di lucerne per illuminare i luoghi di culto e le abitazioni.

IL MEDIO EVO: BIZANTINI E ARABI
Con i Bizantini l’arte della ceramica non registrò particolari momenti artistici. Tuttavia il paziente lavoro dei monaci segnò una ripresa dell’industria della ceramica. I religiosi usavano un particolare tipo di mattoni e di tegole riprendendo le forme cosiddette “greco romane”. Si trattava di semplici lastricati e coperture di immobili e di ornamenti degli stessi come dimostra la “Cattolica” di Stilo. Va ricordato che con la ripresa delle forme classiche annesse alle nuove esperienze orientali e in particolar modo grazie alle matrici iranico-islamiche introdotte con le invasioni arabe, la lavorazione dell’argilla, in questo periodo, diventa un sicu- ro punto di riferimento economico non trascurabile principalmente per l’impiego dei prodotti laterizi che l’industria edile richiedeva. Nel corso del secolo VII e VIII la diffusa psicosi delle possibili invasioni saracene, indusse interi popoli a trascurare gli antichi luoghi di residenza collocati principalmente nei tratti rivieraschi per destinazioni più alte e più sicure. Si spiega così la presenza dei ceramisti in zone scoscese e lontane dai consolidati insediamenti commerciali di antica memoria greca.

IL SEICENTO
Un pezzo fondamentale nella storia della ceramica calabrese lascia credere che la tradizione artistica delle maestranze in terracotta continuò a persistere anche durante l’oscurantismo seicentesco. La prova è data da un piatto “Squilci” (Squillace, uno dei gloriosi centri della Magna Grecia). Il repertorio della decorazione è tuttavia sempre un intreccio di motivi popolareschi e islamici di netta derivazione iranica. Il graffito giallo-oro vecchio su fondo rosso granato distingue questo oggetto anche per la vasta decorazione floreale, all’interno della quale si delineano lotte di animali ed un cavaliere sul suo destriero. Il su indicato piatto, prima conservato nel museo di Catanzaro, (Squilci 1654) non è l’unico pezzo relativo a questo periodo storico. Sono stati rinvenuti altri esemplari in terracotta, lavorati con bacino di ceramica ingobbiata, dipinti in verde, giallo e marrone con la gallina faraonica, di sicura influenza siculo-musulmane. Possiamo anche identificare, per alcuni piatti con figure sacre, in azzurro su fondo bianco, schemi iconografici del pieno e tardo barocco.

IL SETTECENTO
Di questo periodo sono da ricordare: il vaso policromo del XVIII secolo non dissimile dalla figurazione dei “Babbaluti” di Seminara; una bottiglia con collo a rocchetto di ceramica ingobbiata e graffita con decorazioni floreali e piccoli uccelli in giallo del secolo XVII proveniente probabilmente da Squillace e conservata nel museo Duca di Martina a Napoli; altri oggetti dello stesso genere sistemati in vari musei d’Italia tra cui la fiasca a forma di parallelepipedo con collo a rocchetta di ceramica ingobbiata graffita con decorazioni in giallo che riporta da un lato la figura di San Francesco di Paola, proveniente sempre da Squillace. Per concludere, quindi, la tradizione della ceramica in Calabria ha una continuità ininterrotta fin dal neolitico inferiore. Le civiltà e le culture che si sono succedute hanno lasciato la propria impronta apportando elementi nuovi al già ricco patrimonio tradizionale locale.
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